FareitaliaMag
13 luglio 2011
Qualche anno fa, mentre l'Italia era spaccata sui quesiti referendari riguardanti le modalità di procreazione assistita, gli strenui difensori della legge 40 ripetevano pedissequamente lo stesso mantra: “Sulla vita non si vota”. Ancora adesso abbiamo qualche dubbio sulla validità di quella posizione, ma saremmo molto curiosi di sapere cosa pensano oggi le stesse persone sulla legge che è stata approvata ieri dal Parlamento e regolerà il testamento biologico. “Sulla vita non si vota” varrà anche per Montecitorio?
La legge licenziata dalla Camera dei Deputati fissa i paletti entro i quali sarà possibile dichiarare anticipatamente il trattamento desiderato in caso di grave malattia e/o stato vegetativo. Ma è innegabile che le norme contengono più paletti che reali chance di scelta di cura e trattamento. Eppure la Costituzione italiana parla chiaro: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Articolo 32, comma 2 della Carta fondamentale della nostra Repubblica. Sul merito della questione, dunque, si potrebbero dire tante, troppe cose.
Il punto centrale della questione, però, è un'altro: era davvero necessario legiferare su un tema così delicato e spinoso? Era davvero inevitabile che il Parlamento si esprimesse ufficialmente con una norma che giocoforza è figlia di una interpretazione di parte ma che coinvolgerà tutti gli italiani?
No, secondo noi non era il caso di intervenire a gamba tesa tra le maglie intricatissime di uno degli argomenti più intimi e personali che possano esistere. Le posizioni sono differentissime, tra i banchi di Montecitorio, e tutte lecite, proprio perché il testamento biologico ha poco a che vedere con la disciplina di partito. Ha poco a che vedere con la politica in generale, e soprattutto con le decisioni di una parte (qualsiasi essa sia) che vincoleranno un'intera nazione.
Evidentemente le lezioni dolorose e traumatiche di Welby ed Englaro non sono servite a nulla. Evidentemente la lotta infinita tra pasdaran di questa o quell'altra fazione continua a ingabbiare il buonsenso e spinge i partiti a legiferare su tutto, persino sulla morte. Lo Stato etico e pesante non ci è mai piaciuto, liberali come siamo. E ancora meno ci piace lo Stato che vuole davvero accompagnarci, come nella migliore (o peggiore?) tradizione, dalla culla alla bara.
Non è questione di merito, o almeno non solo. Ma innanzitutto di metodo e modo. Sulla vita non si vota? E comincino a dare il buon esempio i partiti. Almeno su questo.
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